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La disprassia in Commissione Affari Sociali: l'audizione di "Per Piccoli Passi" alla Camera – 13 ottobre 2026
Il 13 ottobre l’Associazione ha portato alla XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nove anni di ricerca sulla funzione visiva in età evolutiva, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 1546 e C. 1931
Il 13 ottobre 2026, alle 11, la presidente dell’Associazione “Per Piccoli Passi” Sardegna ODV, Elena Spigno, è stata ascoltata in videoconferenza dalla XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, in un’audizione informale trasmessa in diretta sulla web-tv della Camera. L’audizione rientra nell’esame congiunto delle proposte di legge C. 1546 (Gribaudo-Furfaro) e C. 1931 (Panizzut-Giagoni), dedicate al riconoscimento e alla ricerca sulla disprassia. Entrambe le proposte sono tuttora in esame in Commissione.
Elena Spigno si è presentata prima di tutto come madre di un giovane adulto con disprassia, e poi come optometrista funzionale e psicomotricista. Ha portato alla Commissione i risultati di nove anni di lavoro clinico e di ricerca, svolti con il sostegno della Fondazione di Sardegna.
Che cos’è la funzione visiva
Vedere bene non significa solo avere una buona acuità, cioè riuscire a leggere le lettere sulla tabella dell’oculista. La funzione visiva è l’insieme delle abilità con cui il sistema nervoso riceve, organizza e usa l’informazione che arriva dagli occhi. Su queste abilità poggiano la lettura, la scrittura, la copiatura dalla lavagna, il gioco con la palla e la coordinazione di tutti i movimenti guidati dalla vista.
Le funzioni principali sono queste:
- Fissazione: la capacità di mantenere lo sguardo stabile su un punto, con la fovea (la zona centrale della retina) puntata sul bersaglio.
- Inseguimenti: i movimenti lenti e fluidi degli occhi che seguono un oggetto in movimento, o la riga di testo mentre si legge.
- Saccadi: i movimenti rapidi e precisi con cui lo sguardo passa da un punto a un altro, per esempio da una parola alla successiva o dalla lavagna al quaderno.
- Convergenza: l’allineamento dei due occhi sullo stesso punto da vicino. Serve per leggere e scrivere a lungo senza fatica.
- Accomodazione: la messa a fuoco, che permette di passare in modo rapido dal vicino al lontano.
- Integrazione visuo-motoria: il coordinamento tra ciò che l’occhio vede e ciò che la mano e il corpo fanno.
Queste abilità si sviluppano con la crescita e si possono valutare e allenare. Quando questa elaborazione è lenta o poco efficiente, ne risentono lettura, scrittura e movimento. È ciò che accade nella disprassia, di cui parleremo più avanti.
Un dato che cambia la prospettiva
Un bambino può vedere benissimo, dieci decimi in entrambi gli occhi, e avere comunque un sistema visivo che non funziona per la scuola. Nella 1ª coorte dello screening 2026, condotto su 253 bambini della terza classe della scuola primaria in 14 plessi sardi, senza alcuna preselezione, il 64,8% vedeva perfettamente ma presentava una disfunzione visiva funzionale: difficoltà a seguire una riga di testo, a spostare lo sguardo con precisione, a mantenere la convergenza necessaria per leggere e scrivere a lungo. Complessivamente, quasi quattro bambini su cinque (79,8%) hanno mostrato almeno un rilievo alla funzione visiva. La visita oculistica, fondamentale per la salute dell’occhio, non misura queste funzioni. Per questo serve la competenza dell’optometrista funzionale, che lavora in complementarità con il medico oculista, non in sua sostituzione.
La disprassia oculare
Nel 22,5% dei bambini dello screening è emersa una disprassia oculare. Non si tratta della semplice incapacità di mantenere una fissazione stabile: è un’elaborazione lenta e difficoltosa, da parte del sistema nervoso centrale, dell’informazione visiva in ingresso. Si manifesta con difficoltà attentive, di concentrazione e di coordinazione motoria. La C. 1931 la include già tra le aree di ricerca da promuovere; la C. 1546, che descrive con accuratezza le difficoltà motorio-prassiche e visuo-percettive della disprassia, non nomina la componente oculomotoria.
Perché la terza classe, e perché prima della neuropsichiatria
La scelta della terza classe risponde a una criticità del percorso attuale. La diagnosi spetta al neuropsichiatra infantile, e le liste d’attesa possono durare mesi, a volte anni. Secondo l’Associazione, uno screening della funzione visiva dovrebbe venire prima: se le abilità visive risultano immature, si può intervenire con la rieducazione visiva e solo dopo verificare se il passaggio in neuropsichiatria sia ancora necessario. Queste disfunzioni, inoltre, non si risolvono spontaneamente con la crescita: senza un intervento mirato il bambino costruisce strategie compensatorie sempre meno efficaci e rischia un’etichetta di disturbo dell’apprendimento che non corrisponde alla vera origine della difficoltà.
Le richieste alla Commissione
- Sostenere la promozione della ricerca prevista dalla C. 1931, per validare su scala più ampia protocolli come quello sviluppato dall’Associazione in nove anni di attività sul campo. Finora il lavoro è stato svolto da un’associazione di volontariato, con risorse proprie e il sostegno della Fondazione di Sardegna, in una sola regione.
- Qualunque sia l’esito dell’iter legislativo, mantenere la valutazione della funzione visiva tra i criteri di accertamento della disprassia, come parte integrante del quadro clinico.
Cosa dicono i dati, e cosa no
Precisazione sui dati. Tutte le percentuali citate in questo articolo (64,8%, 79,8%, 22,5%) si riferiscono ai 253 bambini dello screening scolastico 2026, condotto su classi intere di terza primaria, senza preselezione e documentato nella relazione dei risultati della prima coorte. Nel corso dell’audizione la percentuale di quasi l’80% è stata riferita al complesso dei 560 bambini valutati: il dato preciso, calcolato sul solo screening scolastico, è 79,8% (202 bambini su 253). La casistica clinica 2018-2025 (307 bambini) è un campione diverso, autoselezionato perché composto da famiglie che si sono rivolte all’Associazione, e ha prevalenze più alte. I due gruppi sono stati descritti separatamente e le loro percentuali non vanno sommate né confrontate direttamente.
L’Associazione tiene inoltre a dichiarare i limiti del proprio lavoro. Le diagnosi pregresse sono state riferite dai genitori e non verificate sulla documentazione clinica. I risultati sono prevalenze osservate in una sola regione, non ancora validate su scala nazionale: è esattamente ciò che una ricerca finanziata permetterebbe di fare.
Nella stessa audizione sono stati ascoltati anche i rappresentanti dell’Associazione italiana disprassia dell’età evolutiva (AIDEE) e il dott. Leonardo Zoccante, neuropsichiatra infantile dell’Azienda ULSS 9 Scaligera. L’Associazione ringrazia la Commissione per l’opportunità e l’On. Dario Giagoni, relatore della C. 1931, per aver reso possibile questo momento.
Per approfondire: la registrazione dell’audizione è disponibile sulla web-tv della Camera e su Radio Radicale. I materiali di supporto (tesina, relazione dati, protocollo standardizzato, leggenda dei test) sono a disposizione su richiesta.
